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  • beatrice meo

Da HIV a AIDS: le fasi della malattia

Riportata per la prima volta in letteratura nel 1981, la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, altrimenti nota come AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome), rappresenta lo stadio clinico terminale dell’infezione causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV, Human Immunodeficiency Virus).

L’HIV è un virus a RNA che appartiene a una particolare famiglia virale, quella dei retrovirus, dotata di un meccanismo replicativo assolutamente unico. Grazie a uno specifico enzima, la trascrittasi inversa, i retrovirus sono in grado di trasformare il proprio patrimonio genetico a RNA in un doppio filamento di DNA. Questo va ad inserirsi nel DNA della cellula infettata (detta "cellula ospite" o “cellula bersaglio”) e da lì dirige la produzione di nuove particelle virali.

Le principali cellule bersaglio dell’HIV sono particolari cellule del sistema immunitario, i linfociti T di tipo CD4, fondamentali nella risposta adattativa contro svariati tipi di agenti patogeni e oncogeni. L’infezione da HIV provoca, quindi, un indebolimento progressivo del sistema immunitario (immunodepressione), aumentando il rischio sia di tumori che di infezioni da parte di virus, batteri, protozoi e funghi.





Una persona, dopo essere entrata in contatto con l’HIV, diventa sieropositiva al test per l’HIV. La sieropositività implica che l’infezione è in atto e che è dunque possibile trasmettere il virus ad altre persone. Tra il momento del contagio e la positivizzazione del test HIV intercorre un periodo, detto “periodo finestra”, che può durare qualche settimana e durante il quale, anche se la persona risulta ancora negativa al test, è comunque già in grado di trasmettere l’infezione.

Dopo il contagio è possibile vivere per anni senza alcun sintomo e accorgersi dell’infezione solo al manifestarsi di una malattia. Tuttavia, il test HIV è positivo anche in assenza di sintomi; sottoporsi al test è, quindi, l’unico modo per scoprire l’infezione. Questo periodo asintomatico può durare anche diversi anni, fino a quando la malattia non diventa clinicamente conclamata a causa dell’insorgenza di una o più malattie cosiddette "indicative di Aids". Alcune di queste sono infezioni opportunistiche provocate da agenti patogeni che normalmente non infettano le persone sane, ma possono infettare persone con un sistema immunitario fortemente compromesso. Gli agenti principali sono:

  • protozoi, tra cui lo Pneumocystis carinii, responsabile di una particolare forma di polmonite detta pneumocistosi, e il Toxoplasma gondii, che provoca la toxoplasmosi, malattia che colpisce il cervello, l’occhio e raramente il polmone;

  • batteri, soprattutto Mycobacterium tuberculosis, responsabile della tubercolosi;

  • virus, tra cui l’Herpes simplex e il Cytomegalovirus;

  • funghi, come per esempio la Candida albicans, che può interessare varie parti del corpo, soprattutto bocca, esofago e polmoni.

Fra le malattie indicative di Aids sono compresi anche diversi tipi di tumori, soprattutto i linfomi, il sarcoma di Kaposi e il carcinoma del collo dell’utero.

Le vie di trasmissione


Esistono tre diverse vie di trasmissione dell’HIV: ematica, materno-fetale e sessuale.

La trasmissione per via ematica avviene attraverso trasfusioni di sangue infetto o attraverso lo scambio di siringhe infette. Negli anni ‘80, quando c’erano meno conoscenze sulle modalità di diffusione del virus, diverse persone sono state contagiate dall’HIV in seguito a trasfusioni di sangue infetto o alla somministrazione di suoi derivati. A partire dal 1990 questo tipo di trasmissione è stata praticamente eliminata grazie a un controllo scrupoloso delle unità di sangue, al trattamento con calore degli emoderivati e all’accurata selezione dei donatori, ma anche grazie a un minor ricorso a trasfusioni inutili e ad un maggiore utilizzo dell’autotrasfusione.

La trasmissione attraverso il sangue rappresenta la principale modalità di diffusione dell’infezione nelle persone dedite all’uso di sostanze per via iniettiva. L’infezione avviene attraverso la pratica, diffusa tra i consumatori di sostanze, di scambiarsi la siringa o altro materiale utilizzato per iniettare la droga; questo materiale può contenere piccole quantità di sangue che può essere infetto se uno dei consumatori è HIV positivo. Possono essere veicolo di trasmissione dell’HIV anche gli aghi usati; per questo motivo è indispensabile l’utilizzo di aghi sterili monouso anche per le pratiche di agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing. Non va dimenticato che questa modalità di trasmissione è comune anche ad altri virus quali quelli responsabili dell’epatite B e C, infezioni anch’esse molto diffuse tra i consumatori di sostanze.

La trasmissione da madre a figlio, detta trasmissione verticale, può avvenire durante la gravidanza, durante il parto o con l’allattamento. Il rischio per una donna sieropositiva di trasmettere l’infezione al feto è circa del 20%. Attualmente tale rischio è ridotto al di sotto del 2% somministrando un farmaco antivirale (la zidovudina) alla madre durante la gravidanza e al neonato nelle prime sei settimane di vita. Tutte le coppie che intendono avere un bambino dovrebbero sottoporsi al test per l’HIV al fine di evitare la trasmissione al nascituro in caso di eventuale positività (non ancora nota) di uno dei due genitori.

La trasmissione per via sessuale è nel mondo la modalità di trasmissione più diffusa dell’infezione da HIV. I rapporti sessuali, sia di tipo eterosessuale che omosessuale, non protetti dal preservativo, possono essere causa di trasmissione dell’infezione. La trasmissione avviene attraverso il contatto tra liquidi biologici infetti (secrezioni vaginali, liquido pre-eiaculatorio, sperma, sangue) e le mucose. La trasmissione è possibile anche se le mucose sono apparentemente integre.

Piccole lesioni o infiammazioni (anche se non visibili a occhio nudo) causate da infezioni del tratto genitale e tutte le pratiche sessuali che provocano lesioni delle mucose genitali comportano un aumento del rischio di trasmettere e/o acquisire l’HIV. È opportuno sottolineare che i rapporti sessuali non protetti possono veicolare non solo l’HIV, ma anche oltre 30 tipi di Infezioni sessualmente trasmesse (Ist).


Da quanto specificato sopra, appare chiaro che non esistono categorie a rischio ma solamente comportamenti che sono a rischio di trasmettere/acquisire l’infezione da HIV (ad esempio, i rapporti sessuali non protetti o lo scambio di materiale per sostanze di abuso). Il coito interrotto non protegge dall’HIV, così come l’uso della pillola anticoncezionale, del diaframma e della spirale. Le lavande vaginali, dopo un rapporto sessuale, non eliminano la possibilità di contagio.

Anche l’assunzione di droghe o sostanze di abuso non iniettabili (cocaina, ecstasy, alcol) sono pericolose, in quanto riducono il livello di attenzione ed è pertanto più probabile esporsi a comportamenti a rischio (per esempio, rapporti sessuali non protetti).

Come non si trasmette il virus?


Il virus non si trasmette attraverso:

  • strette di mano, abbracci, vestiti

  • baci, saliva, morsi, graffi, tosse, lacrime, sudore, muco, urina e feci

  • bicchieri, posate, piatti, sanitari, asciugamani e lenzuola

  • punture di insetti.

Il virus non si trasmette frequentando:

  • palestre, piscine, docce, saune e gabinetti

  • scuole, asili e luoghi di lavoro

  • ristoranti, bar, cinema e locali pubblici

  • mezzi di trasporto.


(Fonte: ISS)

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